La bestia – 11 luglio

Ci sono pensieri che ondeggiano in superficie come i rami filiformi dell’equiseto lungo le sponde dei fossati, mossi dalla brezza serotina che in queste terre di confine giunge dalla valle, seguendo il percorso fluviale dell’Orco. “Sto forse uscendo troppo?” domando a me stessa, con una certa frequenza.

Da quando ci è stata ridata la facoltà di decidere i nostri spostamenti geografici, finito il lockdown, ho dapprima esitato sulla soglia di casa. Oltrepassarla poteva essere rischioso per me che convivo con un’insufficienza respiratoria grave. Ho indugiato per qualche settimana, conferendo soltanto al piccolo giardino privato lo status di “spazio aperto”. Un hortus conclusus in cui respirare l’aria primaverile e godere del sole. Poi, con uno slancio coraggioso — dovuto più all’insofferenza che alla temerarietà — ho distanziato i confini del mio spazio sacro. Con diffidenza di animale selvatico mi sono allontanata dalla tana. In principio, una sorta di timidezza frammista a timore conteneva il mio bisogno di esplorare, ma passo dopo passo le due uscite settimanali son diventate tre e poi quattro… E ora che la bestia ha perso il ricordo della catena che la tratteneva, attende l’alba del giorno dopo per tornare fuori. La bestia fiuta l’odore del pericolo, ma la sete di libertà è un bisogno più potente e incontrollabile. Chissà se tra questi spazi sconfinati, tra sentieri e vecchie dimore abbandonate, ella possa dissetarsi fino ad averne abbastanza anche della sete di libertà.

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