Viaggio in solitario – 24 giugno

Nel bosco…

Viaggiare in solitario dev’essere il mio destino. Lasciare l’asfalto rovente della strada per invisibili sentieri che attraversano dapprima radure assolate per poi addentrarsi nella foresta, laddove ogni suono è un richiamo per spiriti curiosi. E mentre calpesto il terriccio di questi luoghi loquaci e odorosi di resine e legno, il mio cuore si perde nella selva. Improvvisamente, a ospitarmi non è più il bosco canavesano con i suoi ombrosi rami dei faggi e dei larici, bensì è il polmone amazzonico aggrovigliato in intrichi di elicriso dai rizomi striscianti e grosse bromelie in cui farsi strada a colpi di machete. In un angolo un gringo sta liberando l’intestino dietro un grande tronco di ebano, incapace di mettere a tacere la morale e mostrare le pudende agli Jibaros. In un altro angolo poco distante, degli shuar macellano una scimmia dalle pregiate carni ricche di proteine e capaci di saziare per giorni. Davanti a me, il fiume con la canoa in attesa di traghettarmi sull’altra sponda dove un tigrillo femmina annusa l’aria per riconoscere l’odore del mio sangue. Una voce mi accompagna. È profonda, svogliata e roca, come le voci dei vecchi saggi che hanno amato e ucciso in egual misura. È la voce di Antonio José Bolivar Proaño e ora sta rileggendo, lentamente e con trasporto, un consumato romanzo d’amore.

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